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Il dente è un organo formato da una parte visibile chiamata corona e da una parte non visibile chiamata radice.
La corona ha diverse forme in base alla funzione del dente: avrà delle cuspidi nei denti che devono masticare come i molari, sarà invece appuntita o affilata nei denti che devono strappare come i canini e gli incisivi.

Il dente ha diversi strati che lo compongono: esternamente alla corona abbiamo lo smalto ed esternamente alla radice il cemento.

Dopo lo strato più esterno, in tutto il dente vi è la dentina, un tessuto osseo costituito da tubuli che hanno la funzione di resistere agli sbalzi termici e alle sollecitazioni meccaniche. Quando si parla di "sensibilità dentale" è perchè questi stimoli raggiungono i canali radicolari, dove scorrono i vasi sanguigni e i nervi (rami terminali del nervo trigemino), infatti i denti hanno una sensibilità tattile, termica e dolorifica.

Il dente non è incastrato nell'osso, ma è appoggiato sul legamento parodontale che serve ad ammortizzare i carichi che il dente subisce quando mangiamo, quando mastichiamo una gomma o ad esempio quando digrignamo per il troppo sforzo.

La gengiva è un tessuto molle che protegge il dente e i tessuti ad esso circostanti (il parodonto) dall'ambiente esterno.
Subisce un frequente ricambio di cellule sugli strati superficiali per impedire l'accumulo di batteri, ma a volte non è sufficiente soprattutto nel solco gengivale, in cui la proliferazione batterica può causare delle pseudotasche. Queste, se controllate nel tempo e con la giusta attenzione all'igiene orale possono essere reversibili. 
Nei soggetti più predisposti, i batteri del solco gengivale possono, invece, provocare una perdita di attacco gengivale (parodontite / piorrea) che è si, irreversibile, ma se controllata costantemente con l'aiuto del dentista, può migliorare in maniera visibile.

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anatomia del dente

CORRELAZIONE FRA DIABETE E MALATTIA PARODONTALE

Il diabete è un disordine cronico del metabolismo dei carboidrati, dei lipidi e delle proteine, caratterizzato da una risposta secretoria insufficiente o difettosa dell’insulina, con conseguente iperglicemia. 

L’insulina è un ormone secreto dal pancreas indispensabile per il metabolismo degli zuccheri, consentendo all’organismo di utilizzare il glucosio per i processi energetici all’interno delle cellule.
Il diabete si distingue in:

Diabete di tipo 1 quando la produzione di insulina da parte del pancreas viene soppressa o fortemente ridotta a causa della distruzione autoimmune delle cellule secernenti

 Diabete di tipo 2 quando non viene prodotta una quantità sufficiente a soddisfare le necessità dell’organismo oppure l’insulina prodotta non agisce in maniera soddisfacente.

 Diabete Gravidico, che si manifesta verso la 24esima settimana di gestazione. È

 spesso correlato a fattori genetici, obesità e ormoni che inducono resistenza all'insulina. 

 Diabete secondario a patologie e ad assunzione di farmaci. 

I valori della glicemia generalmente nell’arco della giornata si mantengono tra i 60 e i 130 mg/dl.
A digiuno possono variare dai 70 ai 110 mg/dl. 

Valori di glicemia uguali o superiori a 126 mg/dl sono, secondo l’American Diabetes Association , da considerarsi probabili sintomi.

Diabete & Malattia Parodontale

Il diabete è un fattore condizionante, modificante, accelerante della malattia parodontale

La relazione tra malattia parodontale e diabete è influenzata dall'età del paziente, il protrarsi della malattia nell'arco degli anni, dal grado di controllo metabolico e dall'abitudine al fumo. 

I segni e i sintomi parodontali sono la “sesta complicanza del diabete mellito” e fattore di rischio di scompenso diabetico

La malattia parodontale è una malattia multifattoriale che risulta da una complessa interazione di microrganismi, ambiente e ospite.

Esiste una CORRELAZIONE BIDIREZIONALE (basata sulla secrezione di mediatori dell’infiammazione, con influenza sul metabolismo lipidico, glucidico e nella resistenza all’insulina) tra diabete mellito e parodontite che aggrava entrambe le malattie quando presenti nello stesso individuo.

  • Il diabete ha influenza negativa sul parodonto : maggiore prevalenza e gravità di mp nei diabetici rispetto ai non diabetici
  • L’infezione parodontale ha un’azione sfavorevole su complicanze diabetiche (RENALI, CARDIACHE) e controllo glicemia

 

Terapia parodontale nel paziente diabetico

  Come intervenire?

La Terapia parodontale ha effetti benefici sulla situazione orale e sul controllo glicemico:

  • Sedute di igiene
  • Controlli frequenti dal dentista e dall’igienista, per prevenire ed intercettare precocemente complicanze parodontali, al fine di trattarle nel modo più efficace possibile
  • Estrazioni di denti molto compromessi
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'Mia mamma aveva male ad un dente e il dentista le ha detto di averle messo l'arsenico dentro per far morire il nervo. Ma non rischia di avvelenarsi così visto che l'arsenico è veleno?' Carlo, Torino

RISPONDE LO SPECIALISTA: La pasta arsenicale è un composto che i dentisti di una volta usavano per devitalizzare i denti. In buona parte del mondo è bandita ed è illegale venderla e possederla, ma purtroppo in Italia nessuna legge vieta di adoperarla. L'arsenico manda in sofferenza la polpa finché questa non si disfa e smette di far male. Esistono anche paste devitalizzanti senza arsenico, a base di paraformaldeide... E capisci tu stesso, credo, che mettere una cosa che mummifica i cadaveri dentro ad un dente non sia una cosa così intelligente da fare. Pensa, poi, se questa pasta dovesse malauguratamente essere ingoiata o dispersa nel corpo. Non parlo per sentito dire: anni fa mi devitalizzarono un dente e la usarono: appena passata l'anestesia vidi il diavolo, mai sentito un dolore così forte; se solo avessi avuto un paio di pinze me lo sarei tolto da solo e senza anestesia, tanto forte era il dolore. Quindi no assoluto all'uso della pasta devitalizzante.

'Ho letto su internet che i ferretti che si usano per devitalizzare i denti sono di nichel e titanio. Io sono allergica al nichel, e ora che ho un dente da devitalizzare ho paura. Non conviene toglierlo?' Marcella, Rivoli

RISPONDE LO SPECIALISTA: È vero, oggi gli strumenti in nichel titanio vanno per la maggiore, ma la sua preoccupazione, per quanto lecita, è esagerata. Farà bene ad avvisare chi la curerà della sua allergia, ma può stare tranquilla perché il contatto fra strumenti e tessuti sensibili sarà molto limitato. Ho già devitalizzato diversi denti a pazienti allergici e non abbiamo mai avuto nessun tipo di problema.

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1) 'Un mese fa il mio dentista mi ha devitalizzato un molare che mi faceva male. A distanza di un mese il dolore è sempre lo stesso. Ho preso oki, antibiotico, aulin, ma niente. Il mio dentista dice che la cura va bene e devo solo avere pazienza, ma io mi sto spappolando il fegato con le medicine... Mi viene persino voglia di toglierlo, anche se ho 23 anni e tutti gli altri denti sono sani. Come posso fare?' Lucia, Torino

RISPONDE LO SPECIALISTA: Cara Lucia, purtroppo è impossibile darti una risposta univoca e puntuale senza averti visitata e senza aver scattato una lastra. Ti darò alcune informazioni generali, così che tu possa avere qualche indicazione. Avviene spesso che, dopo la devitalizzazione, rimanga un certo fastidio o disagio. Ciò è normale, specie se è uscita una quota di materiale da otturazione canalare dalla radice. Questo tipo di disagio passa da solo in qualche giorno o settimana. Se invece il dolore permane, è segno che qualcosa nella cura non ha funzionato: forse il tuo dentista non ha trovato un canale, forse la cura non sigilla perfettamente, o forse ancora il dente potrebbe essere rotto, quindi è da estrarre. Purtroppo non posso dirti di più, senza visitarti. Di certo cercherei innanzitutto di capire cosa non funziona e lascerei l'estrazione come ultima carta, soprattutto vista la giovane età.

2) 'Ho tanto mal di denti in tutto il lato sinistro, però ne vedo solo uno cariato. Ho telefonato ad un dentista che mi ha detto di prendere l'antibiotico e mi ha dato appuntamento per la prossima settimana, ma anche se è due giorni che prendo antibiotico continuo ad aver male. Cosa posso fare?' Marco, Torino

RISPONDE LO SPECIALISTA: Caro Marco, non condivido affatto la filosofia del collega (do per scontato che lo sia). Gli antibiotici non sono caramelle e vanno prescritti solo se esistono motivi precisi. Dai sintomi che descrivi, assumere antibiotico non ti toglierà il mal di denti; l'unica via è quella di individuare il dente responsabile (perché è uno solo, anche se il dolore è irradiato e sembra siano un po' tutti a far male), fare l'anestesia, montare la diga, aprire la camera pulpare, togliere 'il nervo' all'interno del dente e fare una medicazione. Ciò ti darà un sollievo momentaneo, ma dovrai affrettarti a terminare le cure, o il dente farà nuovamente male. L'antibiotico servirebbe qualora la zona interessata iniziasse a gonfiare! 

Etichette: DOLORE, ANTIBIOTICO, DENTE
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Spesso ci chiediamo quale sia lo spazzolino più adatto a noi, la marca migliore tra tutte, se più efficace elettrico o manuale, ma la maggior parte delle volte è sufficiente uno spazzolino semplice, con un manico dritto e con setole della stessa lunghezza, di durezza media.

In alcuni casi si possono scegliere le setole morbide per non aggredire denti e gengive, soprattutto se si soffre di gengiviti o piorrea. Anche dopo un intervento importante, come un'estrazione o un'apicectomia, è utile usare uno spazzolino a setole morbide fino a completa rimarginazione della ferita. 
La testina flessibile, il manico ergonomico e le setole di lunghezze diverse sono solo accessori non indispensabili.
L’importante è utilizzarlo, bene e spesso! 
Innanzitutto, ricordiamo che è fondamentale lavare i denti per almeno 2 minuti per ottenere una pulizia accurata del cavo orale. 
Lo spazzolino va mantenuto con un'angolazione di 45° incastrando le setole nel solco gengivale; poi si effettuano dei movimenti circolari e si ruota lo spazzolino verso la corona del dente: così avrete eliminato la maggior quantità possibile di placca. 
Non meno importante è la pulizia dello spazzolino: secondo numerosi studi, anche quando ci sembra pulito, può essere contaminato da agenti potenzialmente patogeni, quali Escherichia Coli e stafilococchi.
Lo spazzolino può raccogliere batteri provenienti dagli schizzi d'acqua sporca quando ci laviamo le mani, dal WC lasciato aperto (i batteri “volano”), dalle correnti d'aria che sollevano quello che è si è depositato su qualsiasi superficie. Ecco alcuni accorgimenti utili: 
- evitare di tenere quotidianamente il proprio spazzolino in un armadietto o proteggerlo con l'apposito cappuccio in plastica, perché l'umidità che si crea all'interno favorisce la proliferazione batterica. Il discorso cambia in caso di trasporto: l'astuccio è un ottimo strumento di protezione, ma deve essere ben asciutto e pulito regolarmente;
- evitare di tenere molti spazzolini nello stesso contenitore, perché i germi potrebbero propagarsi;
- prima di maneggiare lo spazzolino, lavare bene le mani;
- per eseguire una pulizia profonda dello spazzolino, si può mettere nella parte alta della lavastoviglie e usare il normale sapone per lavastoviglie;
- sostituire lo spazzolino ogni 3-4 mesi o addirittura prima, se le setole si sono curvate;

- sostituire immediatamente lo spazzolino se cade per terra o quando entra in contatto con un ambiente a rischio batteri.

Per i nostri amici eco-friendly, cattive notizie sulle setole naturali: bocciate!
Le setole naturali tendono a spezzarsi e a staccarsi facilmente dal supporto in cui sono fissate; sono costituite da materiale organico che, a contatto con l'acqua, tende a sviluppare batteri, perchè le setole naturali non si asciugano mai del tutto. Inoltre queste setole sono sempre irregolari nella forma e con la punta frastagliata, perciò danneggiano le gengive e trattengono facilmente i residui di cibo.

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SPAZZOLINO

Inventata nel 1869, è un presidio imprescindibile in quasi tutte le moderne tecniche odontoiatriche. Purtroppo, però, ancora troppo pochi dentisti la usano.

Il principio della diga è semplice: applichiamo fra la bocca e gli strumenti necessari a fare la cura, un diaframma che proteggerà sia la bocca dai materiali usati nelle fasi intermedie delle cure (come acidi e disinfettanti), sia i materiali da saliva, sangue e umidità, che ne peggiorano di molto l’efficacia; inoltre faciliterà all’operatore la visibilità del campo operatorio.

È impossibile pensare di fare un’odontoiatria di successo, oggi, senza usare la diga: devitalizzazione, otturazione, cementazione di perni, faccette, intarsi, corone adesive, sono tutte operazioni da eseguirsi rigorosamente sotto diga.

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Denti isolati dalla diga di gomma

In odontoiatria è necessario usare un linguaggio universale che permetta di identificare esattamente i denti in questione. Per non incorrere in errore e standardizzare la comunicazione, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito un sistema di numerazione univoco per ogni specifico dente.

Questo sistema detto ISO System (The International Standards Organization Designation System) utilizza un codice di due cifre, la prima delle quali indica il quadrante e la seconda è la posizione dell’elemento dentario cominciando a numerare dalla linea mediana del volto. Per i denti permanenti si comincia quindi a numerare dall’incisivo centrale superiore destro a cui è assegnato il numero 11, fino ai molari o, quando ci sono, ai denti del giudizio che sono rispettivamente 17 e 18. Il secondo quadrante è rappresentato dal mascellare sinistro contraddistinto dal numero 2 e seguito da numeri che vanno sempre da 1 a 8. Il terzo quadrante vede coinvolto l’area mandibolare sinistra, il conteggio anche in questo caso inizia dalla linea mediana e si diparte in zona distale. A conclusione della numerazione c’è il quadrante mandibolare di destra contraddistinto dal numero 4 e seguito anch'esso da numeri dall’1 all’8.

Per gli elementi decidui la numerazione segue lo stesso criterio, ma i quadranti prendono i quattro numeri successivi, quindi: 5, 6, 7 e 8. I numeri degli elementi dentari decidui vanno da 1 a 5.

Rimangono comunque in uso altri due tipi di numerazione, una utilizzata più di frequente negli Stati Uniti (Universal Numbering System) e l’altra in ambito militare (Palmer Notation Method) .

L'Universal Numbering System è adoperato dal 1968, da quando L’American Dental Association lo ha adottato ufficialmente come metodo universale ed è perciò chiamato anche “sistema Americano”. I denti decidui sono indicati da lettere che vanno da “A” a “T”, mentre i denti permanenti sono classificati da 1 a 32 . Il dente 1 è il dente terzo molare superiore destro (il 17 secondo l'ISO System) ed il conto va in maniera progressiva verso il lato sinistro. La numerazione continua dal dente del giudizio mandibolare di sinistra (il 37 secondo l'ISO System) fino a destra.

Il Palmer Notation Method vide le sue origini con Adolf Zsigmondy e per questo fu a lungo chiamato “metodo Zsigmondy”. Venivano attribuiti i numeri romani ai denti decidui e numeri da 1 a 8 ad elementi permanenti, divisi da una croce che rappresentasse i 4 quadranti. Successivamente Palmer attribuì ai decidui le lettere da “A” a “E” e accompagnò ogni elemento con dei simboli (┘└ ┐┌) che indicassero il quadrante a cui appartenessero.

 
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La numerazione dei denti seguendo l'ISO System

Lo Studio Del Malvò ama la propria città e si schiera dalla parte dell'arte.

Per questo ha deciso di sostenere e promuovere l'evento «Svelati Pierrot!» organizzato dal Dr. Sketchy's Turin, importato direttamente dagli Stati Uniti, che si terrà il 19 febbraio alle Officine Corsare.

Si tratta di una serata per creativi, amanti del disegno in tutte le sue forme con modelli dal vivo in costume, performance di mimo, burlesque e molta musica.

Per l'occasione lo Studio Del Malvò ha deciso di offrire ai partecipanti vantaggi imperdibili che potrete scoprire anche sulla nostra pagina facebook: impossibile non seguirci!

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Le variazioni ormonali durante la gravidanza rendono il tessuto gengivale molto sensibile alla formazione di placca dentaria e alle irritazioni che normalmente causano la gengivite. A volte può comparire una crescita, detta epulide, simile ad un rigonfiamento sulla gengiva o su uno spazio interdentale. Un accurato controllo della placca è di fondamentale importanza in caso di gravidanza e quindi è meglio recarsi più frequentemente dal dentista in modo da eseguire una pulizia di mantenimento. Anche le abitudini alimentari potrebbero cambiare, con conseguenti variazioni sulla salute orale. In generale, è consigliabile programmare una visita dal dentista entro il secondo trimestre di gravidanza. La nausea mattutina si presenta normalmente nel corso del primo trimestre e durante l’ultimo potrebbe essere più difficoltoso sedere a lungo nella stessa posizione. In caso di urgenze legate ai denti, come ad esempio dolori o rigonfiamenti inspiegabili durante la gravidanza, si consiglia di contattare immediatamente il dentista. Inoltre ricordiamo che è fondamentale informare il dentista della gravidanza prima di assumere qualsiasi tipo di farmaco.

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La gravidanza può recare problemi al cavo orale. Consulta il tuo dentista per un controllo.

L’afta è una lesione ulcerosa della mucosa orale che lascia esposto il tessuto connettivo sottostante, condizione che scatena il dolore.
Le cause non sono ancora completamente note e non ci sono terapie particolarmente efficaci, ma ci sono dei fattori che possono favorirne l’insorgenza, come l’abbassamento delle difese immunitarie, sbalzi ormonali, stati d’ansia e depressione, stress, carenze nutrizionali o eccessiva assunzione di alcolici, cibi piccanti, spezie, cibi bollenti e il fumo di sigaretta.
Si presenta singola o a gruppi e guarisce spontaneamente in circa 10 giorni, ma esistono rimedi per alleviare il dolore e aiutare la cicatrizzazione.
E’ sicuramente d’aiuto una buona igiene orale, ma anche cercare di ridurre le fonti di stress psico-fisico e consumare cibi ricchi di ferro, zinco e vitamine del complesso B.
L’acido tannico aiuta il processo di guarigione, perciò è utile applicare una bustina bagnata di té sull’afta, oppure applicare il gel di Aloe vera che ha proprietà cicatrizzanti, antisettiche e lenitive.

Etichette: Afta, Igiene orale
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L'afta si presenta singola o a gruppi e guarisce spontaneamente in circa 10 giorni, ma esistono rimedi per alleviare il dolore e aiutare la cicatrizzazione.